lunedì 16 febbraio 2015

I FANATICI DELL'APOCALISSE




"Si può dimostrare che per molti aspetti l'ideologia comunista e quella nazista, estremamente diverse come sono, devono entrambe molto a quell'antico corpo dottrinale che costituiva la tradizione apocalittica popolare..." 



“Secondo le tradizioni greco-romane, Thule si sarebbe trovata nel mare che reca appunto il nome del dio dell'età dell'oro, nel Mare Cronium, corrispondente alla parte settentrionale dell'Atlantico: né diversa localizzazione, in tradizioni più tarde, fu data talvolta a ciò che passò nel simbolo e nella superstoria nella forma di Isole Fortunate e Isole degli Immortali o dell'Isola Perduta. [...] Con Thule si confonde dunque sia il leggendario paese degli Iperborei, posto nell'estremo nord, da cui i ceppi achei originari portarono l'Apollo delfico; sia l'isola Ogygie, “ombelico del mare” [...] prossima al luogo artico ove vive ancora, immerso nel sonno, Kronos, il re dell'età aurea [...] luogo di luce perenne e senza tenebre [...] Ed anche quando l'età dell'oro si proiettò nel futuro come speranza in un nuovo saeculum, non mancarono riemergenze del simbolo nordico: dal nord sarà da attendersi, per esempio, secondo Lattanzio, il Principe possente che ristabilirà la giustizia dopo la caduta di Roma; nel nord “rinascerà” l'eroe tibetano, il mistico invincibile Guesar a ristabilire un regno di giustizia e a sterminare gli usurpatori; a Shambala, sacra città del nord, nascerà il Kalki-avatara, colui che porrà fine alla “età oscura”; l'Apollo iperboreo, secondo Virgilio, inaugurerà una nuova età dell'oro e degli eroi nel segno di Roma…

Julius Evola, “Rivolta contro il Mondo Moderno”. 



Nel solco di questa interpretazione profetica e millenarista del mito si può collocare la Thule Gesellschaft fondata nel 1918 a Monaco di Baviera dal sedicente barone Rudolf von Sebottendorf (in realtà si chiamava Glauer ed era figlio di un ferroviere): nazionalista, razzista, nutrito di Wagner, De Gobineau e Nietzsche, ma con in più pretese esoteriche legate ad improbabili massonerie sufiche turche, il fittizio aristocratico si dichiarava disposto a combattere “finché la svastica non sorgesse vittoriosa dalla gelida oscurità”. 

Nonostante Hitler lo includesse fra i “vaneggianti accademici voelkisch”, la sua influenza sul nazismo, almeno a livello simbolico ed iconografico, è indubbia, anche se non così forte come Sebottendorf sensazionalisticamente pretendeva nel suo libro del 1933 (“Bevor Hitler Kam”). 

Analoga influenza sul caporale austriaco avrà anche un altro eccentrico personaggio: lo pseudo-scienziato Hans Horbiger e la sua “Glazialcosmogonia”, che poneva la chiave dinamica dell'universo nella perenne lotta cosmica fra ghiaccio e fuoco. 

Luigi G. De Anna, Thule: Le fonti e le tradizioni Rimini, Il Cerchio, 1998, di Walter Catalano

Il grande giorno e la grande notte di Thule di nuovo riemergevano: l'incubo dualista di Nord e Sud, Apollo e Dioniso. I risultati che questi, pur affascinanti, deliri hanno prodotto li conosciamo bene: fare esperimenti con i simboli, scatenare forze archetipe di tale potenza è una forma di quello che gli antichi chiamavano “goetia”, stregoneria, commercio con i demoni. Un gioco faustiano in cui è più facile perdere che guadagnare.

Thule (o anche, in italiano, Tule) è un'isola divenuta leggendaria citata per la prima volta nei diari di viaggio dell'esploratore greco Pitea (Pytheas), salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un'esplorazione dell'Atlantico del Nord. Nei suoi resoconti (screditati da Strabone ma oggi considerati attendibili) si parla di Thule come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall'attuale Regno Unito. Vari autori hanno identificato Thule con l'Islanda, la Groenlandia, le Isole Shetland, le Isole Fær Øer o l'isola di Saaremaa. Attualmente la teoria più accreditata è quella che Pitea avesse dato il nome di Thule a un tratto della costa norvegese.
La Società Thule (Thule Gesellschaft) (fondata il 17 agosto 1919)  identificava in Thule l'origine della saggezza della razza ariana, popolata da giganti con i capelli biondi, gli occhi azzurri e la pelle chiara, che un tempo dominavano il mondo, successivamente perso per aver consumato relazioni sessuali con membri di altre razze, inferiori, subumane e in parte animali. Nel mito tuleano di una terra abitata da una razza umana "superiore", identificata sovente con il popolo degli Iperborei, organizzata in una società pressoché perfetta, si possono facilmente ritrovare alcune delle basi del concetto — accolto e divulgato dal nazismo — di razza ariana, superiore a qualsiasi altra e destìnata a dominare sul mondo.
Purtroppo per i nazisti e i razzisti, le moderne ricerche di genetica hanno dimostrato che le razze umane non esistono: non si possono distinguere le razze in modo definito, perché tutti i popoli umani mostrano caratteristiche genetiche che variano in maniera continua e progressiva[3] 
(ma poi Hitler era anche mezzo ebreo...).

Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo Dna 26/08/2010


Le vestigia fino a ieri ancora dirompenti del mito, nel mondo attuale, sono confinate nell'angusto ambito di un opuscolo pubblicitario: “Una casa sulle Dolomiti con 14 milioni. Al sole di Thule”. Il sole iperboreo è oggi accessibile a tutti, a prezzi modici… 



Panmongolismo! Se pure il nome è selvaggio, però mi accarezza l'udito” (Vladimir Solov'ev

Le immagini del film di Tarkovskij (“Lo Specchio”) esprimono da un punto di vista panmongolico la missione salvifica della Russia in rapporto ai destini apocalittici di un’umanità minacciata dalle forze del male. I riferimenti letterari che si possono fare in proposito risalgono alla trilogia “Cristo e Anticristo” di Dmitrij Sergeevič Merežkovskij, a poesie come “Panmongolismo” di Solov'ev o come “Gli Sciti” di Aleksandr Block, che coi suoi versi intendeva recuperare il mito di questo antico popolo a vantaggio della tradizione slavo-russa. 

I versi dello slavofilo Block, richiamandosi al vecchio mondo e alla saggezza di Edipo, invitano a fermarsi davanti all'enigma posto dalla Sfinge (da sempre, la Russia era la Sfinge d'Europa, un "mostro" enigmatico dalle molte facce). 




Compagni e cittadini, non sprecate fiato seguendo il corso impoverito della noia universale. Il potere della scienza si staglia come una torre e la Babilonia degli antichi con le sue lucertole e siccità sarà distrutta dalla mano esperta dell'uomo. Non siamo stati noi ad aver creato l'infelice mondo di Dio, ma noi finiremo di costruirlo… La ragione del comunista non dorme e nessuno disimpegnerà la propria mano. Al contrario egli soggiogherà tutt'intera la terra all'influsso della scienza” (“The Occult in Russian and Soviet Culture”). 

Nell'apparente sistema ateo e materialista della Russia sovietica, il “cosmismo” è stato l'ideologia semi-segreta della scienza comunista: la più o meno occulta domestichezza con discipline eterodosse come la parapsicologia, la radioestesia, l'ipnosi, l'ufologia, ecc. ha caratterizzato sempre le ricerche di un gran numero di studiosi e intellettuali inseriti nelle strutture di partito e spesso in precario equilibrio fra allucinazione e raziocinio. Dagli anni della Rivoluzione fino al periodo stalinista e poi, in modo sempre meno sotterraneo, dall'epoca del disgelo kruscioviano fino alla perestroika di Gorbaciov, il cosmismo ha accompagnato indissolubilmente il pensiero sovietico. 



Tutte le tradizioni sono state consunte, tutte le fedi sono state abolite, e il nuovo programma non è pronto, perché non ha pervaso e penetrato il cuore delle masse. Questo io chiamo il tempo della dissoluzione” 
Proudhon, cit. da Martin Buber in “Paths of Utopia”. 



I rapporti intercorsi in Svizzera tra Lenin e Trotsky e la colonia utopista e progressista di “socialisti vegetariani” fondata nel 1899 sul Monte Verità ad Ascona, che raccoglieva, fra gli altri, personaggi come l’anarchico Kropotkin, lo scrittore Hermann Hesse, gli artisti dadaisti Hugo Ball e Hans Arp, il pittore Paul Klee, il poeta Stefan George, la ballerina Isadora Duncan e il filosofo Martin Buber, costituisce un ulteriore fattore di prossimità fra pensiero occulto e utopie rivoluzionarie. 


A questo proposito ha scritto James Webb (“Il Sistema Occulto”, Milano, Sugarco, 1989). Altri spunti utili possono trovarsi in: Nicola Fumagalli, “Cultura Politica e Cultura Esoterica nella Sinistra Russa” (1880-1917, Milano, Società Editrice Barbarossa, 1997) e in "Comunismo Magico" (Castelvecchi, 2003). 

BOLSCEVISMO E COSMISMO: SCIENZA, MAGIA E RIVOLUZIONE Walter Catalano



Può sembrare a prima vista contraddittorio, ma tutto sommato evidente, il fatto che una politica antireligiosa abbia potuto produrre un culto del partito… L'entrata nel Partito suppone l'adozione di una visione del mondo totalizzante con una speranza escatologica di trionfo del proletariato” 
Claude Rivière, “Liturgie Politiche”. 

Fra coloro che hanno cercato di comprendere le origini profonde degli episodi che hanno caratterizzato la storia del nostro secolo e il coinvolgimento in essa degli intellettuali vi è Norman Cohn, del quale forse non è inutile ricordare l’origine ebraica. Fin dai primi anni del dopoguerra egli iniziò a studiare il fenomeno del rivoluzionarismo millenaristico nel Medioevo. Dopo un lungo lavoro di ricerca, nel 1957 pubblicò I fanatici dell'Apocalisse, che suscitò un grande interesse nel mondo anglosassone. In questa lettura Cohn afferma che nei movimenti totalitari del XX secolo sono presenti elementi tipici del millenarismo, un fenomeno che risale al Medioevo ed in particolare alle dottrine del monaco Gioacchino da Fiore, e che il modo di pensare di Hitler, Rosenberg, Marx e degli altri era escatologico. 

(...) Ma tale mistica salvazionista si distingue dalle altre in quanto che la salvezza promessa è insieme terrena e collettiva. È su questa terra che nascerà la Città celeste e le sue gioie coroneranno non le tribolazioni dell'anima singola, bensì le gesta epiche di un popolo eletto. E tali movimenti rivoluzionari si distinguono dagli altri per il carattere illimitato dei fini e delle promesse. L'immaginazione finisce così per attribuire a un conflitto sociale un'importanza unica e per distinguerlo da tutti gli altri conflitti della storia: è un cataclisma da cui l'universo uscirà redento e trasfigurato. Ecco qui dunque ciò che caratterizza i due grandi movimenti totalitari del nostro tempo, il comunismo e il nazismo, soprattutto nella fase della loro nascita rivoluzionaria. Essi si distinguono dai partiti politici europei tradizionali appunto perché attribuiscono a determinate speranze o a determinati conflitti sociali un significato trascendente, il mistero e la maestosità del dramma escatologico. 

Gli stessi ideologi comunisti e nazisti hanno avvertito l'esistenza di questa parentela. Alfred Rosenberg consacrò un lungo capitolo del suo Mito del XX secolo a un’esposizione entusiastica, quantunque poco sicura, delle teorie mistiche tedesche del XVI secolo e rese un particolare omaggio ai begardi e alle beghine oltre che ai Fratelli del Libero Spirito. Uno storico nazista si mise, per parte sua, a interpretare il messaggio del Rivoluzionario dell'Alto Reno. Quanto ai comunisti, essi continuano ad arricchire di numerosi volumi il culto di Thomas Müntzer inaugurato da Engels. Ma se, in queste opere, i prophetae di un mondo svanito appaiono come dei lontani precursori, è perfettamente possibile fare il ragionamento inverso e concludere che, malgrado l'impiego delle tecniche più moderne, il comunismo e il nazismo si sono ispirati a miti profondamente arcaici. Tale è appunto il caso. Si può dimostrare (ma una dimostrazione particolareggiata richiederebbe un altro volume) che per molti aspetti l'ideologia comunista e quella nazista, estremamente diverse come sono, devono entrambe molto a quell'antico corpo dottrinale che costituiva la tradizione apocalittica popolare. 

È vero che nel XIX secolo tale tradizione fu reinterpretata in termini moderni. Un modo di pensare francamente e ingenuamente basato sul soprannaturale fu a poco a poco sostituito da un atteggiamento secolare, che pretendeva di essere addirittura scientifico, e le rivendicazioni un tempo formulate in nome della volontà di Dio furono allora avanzate in nome dei fini della storia. Ma l'esigenza restò la stessa: purificare il mondo eliminando gli agenti della sua corruzione. 

Per quanto concerne il nazismo, l'ispirazione apocalittica balza subito agli occhi. Hitler fu considerato dai suoi seguaci come un messia destinato a rinnovare ogni cosa e il Millennio nazista – quell'impero che egli, in una frase famosa, aveva promesso di instaurare per mille anni – doveva essere un impero in cui (proprio come nei sogni del Rivoluzionario dell'Alto Reno - un anonimo che condensò le su abberrazioni sulla superiorità della razza germanica nel grosso e voluminoso manoscritto intitolato il "Libro dei Cento Capitoli" precorrendo le deliranti minchionerie con cui l'ideologo del III Reich, Rosemberg, infarciva i suoi scritti) la razza dei signori, la razza germanica, avrebbe dominato le razze inferiori, ridotte in schiavitù. Il sangue ariano, secondo Rosenberg, era la sostanza stessa della divinità; e coloro nei quali quel sangue era reputato più puro – per esempio le S.S. – erano incoraggiati a considerarsi dei superuomini aventi diritto al dominio assoluto della terra. 

Ma, prima che quell'ideale potesse realizzarsi, bisognava affrontare un grande conflitto – un conflitto su scala mondiale, un conflitto che non avrebbe fatto di Hitler e dei suoi soci dei nazionalisti comuni, e neppure dei razzisti comuni. La loro immaginazione era ossessionata da un mito del tutto particolare: essi erano convinti che il “giudaismo internazionale” stesse compiendo uno sforzo gigantesco e segreto per dominare e infine distruggere il mondo. E vedevano veramente in sé dei salvatori designati da Dio a liberare l'umanità ariana, che era la sola a contare, da quel mostruoso pericolo. Hitler aveva detto, parecchi anni prima del suo avvento al potere: “Se l'ebreo, con l'aiuto della sua professione di fede marxista, riporta la vittoria sui popoli di questo mondo, il suo diadema sarà la corona funebre dell’umanità. Allora il nostro pianeta ricomincerà a percorrere l’etere come ha fatto milioni d'anni fa: non ci saranno più uomini sulla sua superficie... Ecco perché credo di agire secondo lo spirito dell'Onnipotente, nostro creatore: perché, difendendomi contro l’ebreo, combatto per difendere l'opera del Signore”. 



Il tono religioso è degno di nota e acquista interamente il suo senso se lo si collega a un libro a cui i nazisti attribuivano un'enorme importanza: I Protocolli dei savi di Sion. Una parte della storia di questa famosa opera è abbastanza ben nota. Essa conterrebbe un piano minuzioso per l'instaurazione della dominazione ebraica su tutte le nazioni della terra – un piano che, a quanto si vuol far credere, un misterioso gruppo di ebrei avrebbe redatto e (stupefacente imprudenza) messo per iscritto a Basilea nel 1897. In realtà, il libello si è rivelato un falso volgare, fabbricato da cima a fondo nella Bibliothèque Nationale di Parigi, nel 1897 o 1898, su ordine del generale Rachkovski, capo della sezione estera della polizia segreta russa, l'Okhrana. Fatto meno noto: esso cominciò a esercitare una certa influenza solo a partire dal momento in cui un bizzarro profeta russo vagante lo incorporò, in perfetta buona fede, nella sua opera religiosa sull'imminente venuta dell’Anticristo: Il Grande all'interno del Piccolo e Anticristo, un'Imminente Possibilità Politica. Note di un Credente Ortodosso, di Sergej Aleksandrovič Nilus

In Russia i rapporti fra ebrei e cristiani rimasero fino al XX secolo praticamente quelli che erano stati nell'Europa medievale, e lo stesso fu per le superstizioni dei cristiani nei riguardi degli ebrei. I Protocolli vennero accettati dagli ufficiali russi fanaticamente ortodossi come la rivelazione di una congiura diabolica contro la Cristianità. Molti di essi si erano riuniti nella Confraternita di San Michele Arcangelo – un'associazione in cui il nome si riferiva all'apocalittica lotta finale e l'emblema rappresentava, sotto la corona imperiale, il trionfo dell'arcangelo sul drago dell'Apocalisse. Agli occhi di costoro, la rivoluzione bolscevica del 1917 non era altro che un assalto di Satana contro l'ordine divino; gli ebrei, fra i capi bolscevichi, erano i soldati dell'Anticristo il cui regno stava per essere instaurato nella Santa Russia. Furono uomini del genere che, fuggendo dalla rivoluzione, introdussero i Protocolli in Germania. Un oscuro agitatore, Adolf Hitler, si impadronì immediatamente del libello che più tardi sarebbe stato diffuso in milioni di esemplari in tutto il mondo. 

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale Henri Rollin scriveva: “Si possono considerare i Protocolli come l'opera più diffusa nel mondo dopo la Bibbia... Soprattutto in Germania, questo apocrifo è diventato la base di una mistica cieca, appassionata, aggressiva..., persino impronta di quel messianismo che all'ardore fanatico dei neofiti ispira la convinzione di una missione sacra voluta dal destino”. 

Era un giudizio penetrante. Benché Hitler e Rosenberg avessero reinterpretato i Protocolli dal punto di vista razzista, intorbidando tutti gli elementi esplicitamente religiosi, l'atmosfera apocalittica rimase intatta. Già nel 1923 Rosenberg aveva predetto un nazismo che sarebbe stato un movimento internazionale più che tedesco, mirante a una rivoluzione mondiale, con una parola d’ordine come: “Antisemiti di tutti i paesi, unitevi!”. Pure internazionale era il suo nemico: quel giudaismo che si diceva già controllasse segretamente la Francia, l'Inghilterra, gli Stati Uniti, i partiti democratici di tutti i paesi, e la Chiesa cattolica; che infieriva a volto scoperto nell'URSS; che stava per estendere il suo impero satanico al mondo intero. Gli ebrei sono i soldati del demonio; la loro tirannia deve peggiorare di anno in anno fino al giorno della lotta finale, coronata dal loro annientamento, che rigenererà il mondo. Questo mito secolare raramente trovò un'espressione così chiara come nel commento di Rosenberg ai Protocolli di Sion (1923): “Mentre crolla l'universo, una nuova era comincia... Uno dei segni preannuncianti l'imminente lotta per il regime mondiale è l'identificazione del demonio che è causa dei nostri mali attuali. Allora si apre la via dei tempi nuovi”. 

In “Mein Kampf”, Hitler usa un linguaggio altrettanto apocalittico: “Se il nostro popolo e il nostro stato cadono vittime di quei tiranni dei popoli che sono gli ebrei assetati di sangue e avidi di denaro, tutta la terra sarà presa nei tentacoli di quelle idre; ma se la Germania sfugge al loro avvinghiamento, si potrà ritenere che il maggior pericolo corso da tutti i popoli non minaccerà più il mondo intero... E l'ebreo... proseguirà dunque il suo fatale cammino finché non gli si opporrà un'altra forza che, in una lotta titanica, respinga a Lucifero colui che dà l'assalto al cielo”. Ecco la visione che spiega la decisione, altrimenti incomprensibile, di intraprendere, nel pieno di una guerra disperata e a prezzo di un enorme sacrificio di manodopera, materiali e mezzi di trasporto, lo sterminio di sei milioni di ebrei, uomini, donne e bambini. Ed è facile vedere che si tratta della stessa visione che aveva animato Emico di Leiningen e il “Maestro d’Ungheria” tanti secoli prima. 

Influenzato da Pietro l'Eremita e convito dell'imminenza del Secondo avvento di CristoEmich von Leisingen iniziò a sostenere che Cristo gli fosse apparso personalmente per affidargli il compito di portare a compimento la profezia sulla "fine dei tempi". Emich von Leisingenpersuase i suoi seguaci [7] a dare inizio alla "crociata dei tedeschi" contro le comunità ebraiche. Cominciarono con quella di Spira, il secondo massacro avvenne a Worms, il terzo a Mangoza (Mangoza-Bingen). Quel giorno e nei due giorni seguenti furono massacrati circa un migliaio di ebrei. A Colonia, la sinagoga fu incendiata ed un uomo e duna donna furono uccisi perché si rifiutarono di abiurare. Dopo Colonia le truppe di Emich si divisero in due tronconi: uno, al comando dello stesso Emich, mosse verso l’Ungheria, l’altro verso la valle della Mosella. Quest’ultimo aggredì Treviri[8] e Metz; Emich massacrò invece le comunità di Neuss, Wevelinghofen, Eller e XantenPer sei settimane gli uomini di Emich combatterono gli ungheresi in una serie di piccole scaramucce in capo al ponte che conduceva a Wiesselburg. Alla fine la guarnigione della città riuscì a sbaragliare completamente le truppe di Emich.

Mentre l'ideologia nazista era francamente oscurantista e atavica, l'ideologia comunista si è sempre vantata di essere illuminista, “scientifica” e “progressista”; ciò ha contribuito a mettere in ombra il fatto che anch'essa deve molto a un'escatologia arcaica. Questo debito non è meno importante, e diverso d'aspetto. In Marx appare principalmente nella convinzione che la storia sia un corso tracciato, ormai prossimo all'ultima era, era di “libertà” in cui gli uomini saranno liberati per sempre da ogni subordinazione e costrizione. Questa concezione della storia fu largamente diffusa e variamente esposta dai filosofi del XVIII e XIX secolo; prima di Marx, essa era stata eloquentemente sostenuta da Lessing, Schelling e Auguste Comte, per esempio. La sua origine è tuttavia molto anteriore e Lessing, che fu il primo a darne una versione moderna, sapeva bene di riprendere una tradizione profetica instaurata da Gioacchino da Fiore

Marx si distingue dai suoi predecessori per la convinzione che l'“era di libertà” non sopraggiungerà pacificamente, bensì in seguito a una sollevazione del proletariato e a un’espropriazione della borghesia. Ciò che l'indusse a pensare a quel modo fu evidentemente lo spettacolo della società industriale della metà del XIX secolo, in cui il proletariato era non solo vergognosamente sfruttato, ma anche avviato a un rapido incremento. L'attesa di una rivoluzione proletaria nei paesi industriali, che doveva rivelarsi vana, era logicamente concepibile per un sociologo politico. D'altronde, fu un modo di pensare escatologico, non sociologico, che portò Marx a immaginare che una simile rivoluzione avrebbe avuto per risultato “un salto fuori del regno della necessità in quello della libertà”, “la fine della preistoria e l'inizio della storia” o, più precisamente, di una società senza classi, senza governo, una società in cui ciascuno avrebbe fatto il lavoro che gli piaceva e avrebbe ricevuto come salario solo ciò di cui aveva bisogno. Tratti familiari del Millennio egualitario in cui, come nei sogni dei prophetae medievali, sono i poveri che svolgono un ruolo di messia collettivo (...). 

N. Cohn, The pursuit of the Millennium, 1957  [I fanatici dell’Apocalisse]

Se non tornerete fanciulli Non entrerete nel Regno dei cieli Ma noi siamo diventati uomini E vogliamo il Regno della Terra
Nietzsche F., Così parlò Zarathustra


Per la prima volta nella storia, dopo millenni di escatologia chiliastica che avevano proiettato il destino ultimo dell’uomo nel mondo ultraterreno, Gioacchino (Da Fiore) prospetta, per la Chiesa, per i suoi ordinamenti e per la sua dottrina, ma altresì per gli uomini del suo tempo, un futuro ancora possibile su questa terra.

La periodizzazione della storia in tre epoche è la prima fondamentale implicazione dello gnosticismo moderno, soprattutto per quanto riguarda l’attesa di un mondo nuovo, prossimo e imminente, che rappresenti lo stadio ultimo di perfezione della condizione umana, l’epoca del compimento.

Il Terzo Regno, il regno della perfezione finale, come un’epoca imminente di compiutezza. L’epoca della scienza positiva per Comte, il regno della libertà per Hegel, la società comunista senza classi per Marx ed Engels: in tutti questi casi l’idea trinitaria di Gioacchino viene trasfigurata, ed i tempi presenti vengono riempiti di aspettative rivoluzionarie.

Ciò che contraddistingue la rivoluzione gnostica rispetto a qualsiasi altro tipo di movimento rivoluzionario sono due elementi: l’immanentizzazione dell’eschaton cristiano, ossia la volontà di trasferire nella sfera dell’immanenza quella perfezione che è propria del regno ultraterreno, e il perfettismo chiliastico, ossia la tensione verso quel regno di perfezione finale che nella religione tradizionale era trasferito nell’aldilà, e che invece la rivoluzione gnostica si pone come obbiettivo concreto della propria azione terrena. L’Apocalisse è il simbolo che meglio di tutti rappresenta la fine di un’epoca corrotta e malvagia e l’inizio di un tempo nuovo, nel quale l’uomo e il mondo saranno liberi dal giogo della schiavitù e del peccato.

L’ATTESA DELL’APOCALISSE: DALL’ANTICO GNOSTICISMO ALLA MODERNA RIVOLUZIONE di Stella Marega


Lo scontro fra il progetto gnostico, nelle sue varie forme in cui si è manifestato attraverso i secoli, e l’avanzata della modernità ha radici antiche. Esso non è stato che la manifestazione più cruenta ed esasperata di quel conflitto fra le due tradizioni - il razionalismo greco ed il messianesimo giudaico - cristiano, che, per duemila anni ha animato le vicende dell’Occidente. Un dualismo che si è materializzato in uno scontro titanico e crudele: ci siamo trovati di fronte all’identico programma pantoclastico dei movimenti millenaristici che, sotto diverse spoglie, dal Basso Medioevo sino all’età contemporanea sono apparsi sulla scena della storia. Un programma che, muovendo dalla nostalgia dell’unità perduta, contemplava: la volontà di rovesciamento dell’esistente, l’aspirazione a un ordine totalmente altro, la necessità di una Guerra Santa per estirpare le radici del male dal mondo. Esso prometteva, inoltre, una salvezza terrena e collettiva. E dichiarava di voler purificare il mondo eliminando le cause della sua corruzione. Prima, fra tutte, la proprietà privata. Fonte, questa, della satanica cupidigia e, quindi, di tutte le ingiustizie. Una purificazione radicale, da condurre con ogni mezzo, compreso l’uso sistematico del terrore. Lo gnosticismo rivoluzionario traccia la sua parabola storica dalle lotte dei movimenti ereticali del IV secolo d. C. fino al “grande fallimento” dell’esperimento sovietico.

Il momento cruciale per la storia dello gnosticismo è rappresentato dall’ “esperimento giacobino” guidato da Robespierre. Esso ha costituito l’anello di congiunzione tra il passato ed il futuro del fenomeno rivoluzionario. Il movimento giacobino è stato - secondo Carlyle - “lo sforzo supremo, dopo diciotto secoli di preparazione per realizzare la religione cristiana”. Ed altresì, tale movimento è stato eletto quale modello a cui ispirarsi da tutti i movimenti rivoluzionari del XX secolo, decisi a radere al suolo la società moderna.

Il primo passo verso la trasformazione dell’esperimento giacobino nel paradigma della rivoluzione permanente è stato compiuto dai babuvisti. Essi auspicavano una rivoluzione molto più radicale che distruggesse irreversibilmente alla radice tutte le istituzioni del passato ed affermasse quella che Babeuf definiva come “religione della pura eguaglianza”. Dal babuvismo al socialismo il passo è breve.


"Nel contesto qui sinteticamente descritto, inserito nella parabola dello gnosticismo rivoluzionario, il socialismo non è riducibile esclusivamente ad una manifestazione di risentimento delle vittime della Grande Trasformazione, ma appare in tutto il suo significato: la sua meta consiste nel superamento dell’alienazione e la creazione di una nuova religiosità immanente e priva di trascendenza della comunità umana e della storia”.


Marx è stato il messia di "una religione soteriologica (dal greco soter = salvatore), cioè una religione di salvezza, religione tipica delle società in crisi, delle epoche di trapasso, quando prevale l’angoscia esistenziale (per la categoria storiografica dell’angoscia esistenziale si veda, per esempio, il bellissimo saggio di Eric Dodds: Pagani e Cristiani in un’epoca di angoscia. Aspetti dell’esperienza religiosa da Marco Aurelio a Costantino)".


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